Sono esistite tecnologie avanzate nel passato?

“A quell’epoca non solo conoscevano le armi nucleari (brahmāstra), più sottili delle nostre, ma anche le armi fisiche e altre ancora che agivano nell’acqua, nell’aria, nel fuoco, tutte con un grande potere distruttivo.”

Bhagavad Gītā [1]

Introduzione

A mio modesto parere tutti abbiamo un qualche dubbio o incertezza su come si è svolto veramente il nostro passato, basta nominare le piramidi o parlare dell’Arca dell’Alleanza che disperde gli eserciti per nutrire un senso di diffida rispetto alle spiegazioni ufficiali comunemente accettate in materia. Tuttavia parlarne apertamente è un’altra cosa: solitamente si viene derisi ed etichettati come si fa con molti altri audaci “eretici” del sapere, di essere complottista, “credulone che vede gli extraterrestri ovunque” o semplicemente puro paranoico, ma alla fine, sulla base dell’esperienza quotidiana che insegna come la realtà si manifesti come un logico susseguirsi di cause ed effetti, non è forse più credulone chi accetta che dobbiamo credere “senza porci domande”, oppure chi dà per scontato che popolazioni ritenute poco più di cavernicoli costruirono stupendi monumenti con massi di pietra per cui esistono attualmente solo tre gru al mondo per sollevarli ed anche così l’impresa risulta quasi impossibile? Sulla base di cosa scegliamo ciò che è “vero”, da tutto il resto anche se quasi palesemente logico? In altre parole, cosa ci fa escludere ed essere prevenuti di fronte alla possibile esistenza di  tecnologie sofisticate nel nostro passato, ed alla evidenza di tracce di civiltà molto più antiche di quella egizia o sumera, invece della ormai consolidata idea di un’evoluzione “lineare” dell’uomo da un’ipotetica preistoria di 5000-6000 anni fa nella quale eravamo più animali che esseri umani e lavoravamo di sogno e fantasia immaginandoci “dei” antropomorfi e “miti” anche se pur raffinati e realistici, per esorcizzare le nostre paure da ignoranti trogloditi e per spiegare una realtà apparentemente magica, comunque fuori da ogni spiegazione logica accettabile secondo l’ortodossia archeologica e scientifica?

Dedicato a…

Questo pezzo lo voglio dedicare alla signora Daniela per un semplice motivo: se parli di certi argomenti sei automaticamente considerato uno strano, svalvolato, che crede agli ufo, si fa, oppure è paranoico, ossessionato, psicologicamente leso. Tuttavia la signora Daniela è una persona normale, ha  famiglia, marito e figlia, non soffre di alcuna patologia mentale ed è ben inserita nella comunità in cui vive, all’interno della quale tutti le vogliono bene: solo si chiede se è più logico credere in un Dio che alita sul fango e genera la razza umana per magia o ha sbalzi di umore simili agli uomini e predilige i sacrifici dei figli altrui e pure del proprio; oppure ogni leggenda ha un fondo di verità e la storia è diversa da come ce la raccontano? Raramente se ne parla con disinvoltura, si ha quasi paura ad analizzare questo genere di cose, noi in questa sede siamo consci di esporci, ma se nessuno mai accetta il rischio, la Conoscenza è destinata a spegnersi, ed è una mancanza di rispetto verso i grandi pensatori del passato come Giordano Bruno ad esempio o Tesla o tutti coloro i quali hanno lottato per togliere l’umanità dal fango dell’ignoranza e magari hanno pagato caro la loro integrità spirituale.

Materiale da analizzare ce n’è…

“Cominciò così una guerra di enormi dimensioni. Tutti i grandi guerrieri della terra, riuniti, […] attaccarono battaglia a Kurukṣetra. La lotta non durò che diciotto giorni, ma causò la morte di 640 milioni di uomini, cifra favolosa che ci fa comprendere il grado di perfezionamento raggiunto dalla civilizzazione vedica […] A quell’epoca non solo conoscevano le armi nucleari (brahmāstra), più sottili delle nostre, ma anche le armi fisiche e altre ancora che agivano nell’acqua, nell’aria, nel fuoco, tutte con un grande potere distruttivo.” [2]

Questi pensieri sono tratti dall’introduzione alla Bhagavad Gītā, la quale è parte del “Mahābhārata”, una sorta di “Antico Testamento” Indù, dove si narrano le vicende dei discendenti di “Bhārata”, i quali alla fine vengono alle armi in uno scontro di proporzioni giganti. L’estratto della Bhagavad Gītā è un passaggio molto importante poiché narra delle crisi interiori del guerriero Arjuna, rappresentante del “bene”, il quale si trova costretto a combattere suo malgrado contro i componenti malvagi della sua famiglia; e degli insegnamenti del suo amico Kṛṣṇa, il quale poi è in realtà l’avatara del Dio creatore, che lo persuade a combattere comunque per difendere la terra dal “male”.

Quasi tutte le antiche tradizioni, anche distanti decine di migliaia di chilometri, narrano storie come queste: analoghe vicende sono raccontate nella Bibbia, e nonostante siano ritenute delle semplici favole tramandate al fine di conservare una morale o un insegnamento reso in forma allegorica per essere comprensibile a tutti, il fatto che l’umanità ci abbia creduto profondamente per centinaia d’anni per non dire per molti millenni, oggi nell’era del trionfo della scienza, questo ci deve far riflettere almeno un momento se sia così facile liquidarle come “storielle” o subentri la necessità di analizzarle con atteggiamento imparziale, con mente scevra da ogni pregiudizio.

Qualche anno fa, col passaggio del segnale televisivo da analogico a digitale, nelle nostre televisioni sono spuntati canali come funghi, ed in una di queste reti, è stata trasmessa una serie in forma di documentario dal titolo “Enigmi Alieni”[3] in cui il tema centrale è l’analisi di prove archeologiche e storie della presenza di antichi astronauti o visitatori d’altri mondi giunti, in un remoto passato, sulla terra per colonizzarla e portare la civilizzazione. I nostri antenati sarebbero quindi venuti a contatto con questi esseri oppure addirittura sarebbero “discesi” da loro, cioè noi non saremmo altro che la loro progenie, e ci avrebbero dato parte delle loro conoscenze per guidarci verso un’evoluzione dalla nostra originale condizione di “bestie” fino alla realizzazione di complesse società civilizzate. Ogni puntata inizia col motto: ”Molte persone in tutto il mondo sono convinte che in un lontano passato siamo stati visitati da esseri provenienti da altri mondi..”; la cosa sensazionale a mio avviso non è tanto il fatto che “siamo stati visitati in passato”, è nell’affermazione “molte persone in tutto il mondo”(vedi sig.ra Daniela).

Tanta gente normale, non una piccola parte di invasati del mito “extraterrestre”, trovano assolutamente sensato fare riferimento a questo genere di fatti per spiegare molti misteri irrisolti che accompagnano da sempre la nostra storia. Per questo motivo ora tenteremo di addentrarci nell’intricata foresta delle interpretazioni “eretiche” della storia e della letteratura antica.

Ricordo di aver letto in qualche libro che già all’inizio del novecento qualche studioso iniziava ad avanzare ipotesi di questo genere, tuttavia ritengo che uno dei primi a sviluppare la teoria sia lo svizzero Erich von Däniken a partire da fine anni sessanta. Infatti anche la prima puntata di “Enigmi Alieni” parla di lui. Da giovane studiò in una scuola con impostazione cattolica, e questo lo avvicinò e lo fece appassionare ai testi sacri ed alle religioni. Vivendo però il momento storico degli anni ‘60 dove era in atto la guerra fredda e la corsa allo spazio ed alla luna con relativi balzi tecnologici e scientifici non indifferenti, a mio avviso, lo scrittore non potè fare a meno di maturare l’idea che alcuni celebri passaggi nei libri antichi, famosi appunto per essere misteriosi e incomprensibili fino a quel momento, non potessero avere che come chiave di lettura la descrizione di antiche tecnologie utilizzate da una “casta” dell’umanità di quei tempi, in possesso di conoscenze avanzatissime per l’epoca. Facciamo un esempio tanto per gradire: prendiamo il passo della Bibbia dove il profeta Ezechiele parla di una sua esperienza (tra l’altro anche Von Däniken dice di questo racconto: “La sua cronaca è diventata il pezzo forte delle mie argomentazioni!”[4]): <<Accadde il 5° giorno del 4° mese dell’anno 30°, quando mi trovavo sulle rive del fiume Chebar tra gli esiliati, improvvisamente il cielo si aprì… Vidi un vento tempestoso giungere da settentrione, e in mezzo alla tempesta lampeggiava come metallo lucente una grande nube avvolta da una luce abbagliante e da una fiamma ininterrotta. E frammezzo apparvero figure come fossero quattro esseri viventi; all’apparenza figure umane. E ognuna aveva quattro visi e ognuna quattro ali. Le gambe erano diritte, e le piante del piede come le piante del piede di un vitello, e scintillavano come metallo splendente… E tra gli esseri viventi era come se fiammeggiassero carboni ardenti; era come se torce viaggiassero qua e là tra gli esseri viventi, e il fuoco aveva una luce brillante, e dal fuoco partivano lampi… In seguito vidi accanto ad ognuno dei quattro esseri viventi una ruota al suolo. Le ruote avevano lo splendore del crisolito, tutte e quattro avevano la stessa conformazione ed erano congegnate come se in ogni ruota ne fosse contenuta un’altra. Esse potevano muoversi nelle quattro direzioni senza girare durante il movimento, e i cerchioni erano pieni di occhi su tutta la circonferenza delle quattro ruote. Se gli esseri viventi si muovevano, si muovevano accanto a loro anche le quattro ruote, e se gli esseri viventi si sollevavano dal suolo, anche le ruote si sollevavano… E mentre essi si muovevano udivo le loro ali rumoreggiare allo stesso modo del mare, come fosse la voce dell’Onnipotente, e un fracasso simile a quello prodotto da un accampamento militare. Ed ecco, sopra il solito piatto che stava sopra le loro teste, ecco apparire una sorta di zaffiro che reggeva una specie di trono, e sopra quello che pareva un trono apparire una figura come d’uomo…>>[5]

L’autore svizzero non esita a qualificare come “descrizione di un’astronave” la visione del profeta, poi nel paragrafo successivo osserva che gli esperti di esegesi biblica sono alquanto divisi sull’interpretazione del suddetto passo, qualcuno parla di “allucinazioni” ma generalmente sono tutti d’accordo in merito al”rifiuto dell’interpretazione tecnica”[6] di von Däniken [n.d.r.]

Anche se probabilmente questo autore forza un po’ le conclusioni sorvolando alcune imprecisioni, molti hanno trovato le sue argomentazioni significative, per esempio è pienamente d’accordo lo scrittore Laurence Gardner, il quale nel suo libro “La linea di sangue del Santo Graal”, dove parla delle origini di Gesù e della storia della sua stirpe, quando nella prima parte del saggio analizza la storia antica che ha portato allo sviluppo del contesto storico e sociale del Medio Oriente di duemila anni fa, per capirsi, dalla creazione di Adamo, alle tradizioni giudee, passando per Abramo, il re Davide e la famiglia di Gesù e narrando di un “veicolo che porta Elia in cielo”[7], dichiara senza mezzi termini “Questo libro non si propone di esaminare i perché e i percome di simili fenomeni, ma semplicemente di presentarli come vengono descritti negli antichi testi.”[8] Qui rimanda alla nota”22” di fine capitolo la quale recita: “L’argomento è trattato esaurientemente da Erich von Däniken in Chariots of the Gods, Souvenir, 1969”.[9] E continua ancora con questo pensiero: “Quel che è sicuro, tuttavia, è che a questi carri volanti (Cherubini) con il loro seguito di Serafini (feroci aiutanti a forma di drago) non furono mai attribuite sembianze umane, come avveniva sempre per gli angeli. Fu il pavido dogma cristiano del più tardo establishment romano a trasformare i cherubini e i serafini in adoranti putti celestiali.”[10]

Poi fu il turno Zecharia Sitchin, il quale, vivendo in palestina apprese l’ebraico moderno ed antico nonchè alcune lingue semitiche ed ebbe modo di seguire l’archeologia mediorientale da vicino.[11]

Wikipedia, così come l’ambiente accademico, non ritiene “seri” i suoi lavori, poiché egli avrebbe tradotto in modo errato ed arbitrario alcuni termini sumeri giungendo ad un’interpretazione del tutto personale e fuorviante di alcune tavolette e sigilli, tuttavia anche chi scrive acquistò il suo libro “L’altra Genesi”[12] e iniziò a leggerlo in modo molto prevenuto, ma alla fine dovette alquanto ricredersi: miti e leggende che non avrebbero alcuna logica, nell’interpretazione di Sitchin hanno un senso, chi giunge alla fine del volume deve almeno confessare che se prima considerava la Genesi o il Diluvio delle assurdità, ora si trova perlomeno in una fase di dubbio.

Facciamo anche per questo autore come per von Däniken un esempio utilizzando il relativo “cavallo di battaglia”: nella figura 1 si può vedere la fotografia di un cilindro sumero di 4500 anni fa custodito al Museo di Stato di Berlino e catalogato col n. VA/243(Fig. 1a) in cui è presente un sole stilizzato con dieci sferette attorno; Sitchin sostiene essere una rappresentazione del sistema solare, con un decimo pianeta tuttora non previsto dalla scienza ufficiale, e dove la raffigurazione stilizzata del sole sembra somigliare a come appare se osservato con telescopi dotati di speciali filtri.(Fig. 1b)[13]

Fig. 1a: Cilindro sumero VA/243[14]
Fig. 1b Sole durante l’eclissi del 1999 osservato all’ultravioletto[15]

Difficile schierarsi in modo risoluto con gli accademici di fronte a prove archeologiche come queste… Come facevano i Sumeri a conoscere tutti i pianeti del sistema solare senza le adatte tecnologie quando per esempio Plutone è stato scoperto solo nel 1930 e, per giunta non con telescopi amatoriali, ma in un osservatorio professionale? [16]

Inoltre i pianeti sembrano avere le giuste proporzioni e il giusto ordine procedendo dal sole verso l’esterno del sistema solare. Sarebbe allora lecito pensare che i Sumeri disponessero di tecnologie avanzate?

Per esempio un altro autore, questa volta italiano nonostante avesse internazionalizzato le sue generalità in Peter Kolosimo, nome con cui poi firmò la sua produzione letteraria, fa riferimento a ritrovamenti da parte di archeologi russi, i quali come egli stesso fa notare a proposito della nascita della civiltà egizia, fatta risalire alla prima dinastia cioè al 4241 a.C. sostenevano che “questa teoria non era accettata dalla maggioranza degli storici e degli archeologi sovietici”.[17] Oggetti in vetro e cristallo con caratteristiche di lenti ben lavorate in termini di sfericità e ben levigate ritrovate in Egitto ed in Iraq fanno pensare a un grado di conoscenze scientifiche nonché ad un acqusito livello di abilità tecnica ben al di sopra di quello assegnato all’uomo dell’età del bronzo sin ora dall’archeologia ortodossa. Purtroppo Kolosimo, anche se a nostro avviso fornisce materiale a bizzeffe su cui si potrebbe riflettere per anni, è considerato una personalità un po’ stravagante nell’ambito dell’editoria e molti classificano i suoi libri nella categoria della “Fantascienza”; inoltre la bibliografia si limita ad un’esposizione sommaria di una manciata di titoli a fine libro. Sarebbe interessante capire il riferimento preciso da dove ha tratto le informazioni per redigere questo passaggio presente sempre nel volume “Terra senza tempo”: “Fra i rinvenimenti di cui è stata data notizia a Mosca si trovano iscrizioni che prolungano di molto il calendario egizio, mappe astronomiche d’una precisione sorprendente, ed un gran numero di oggetti, molti dei quali non hanno potuto ancor essere identificati. Vi sono anche lenti di cristallo, perfettamente sferiche, fabbricate con altissima precisione: esse dovettero senza dubbio far parte di strumenti che consentirono ai figli del Nilo l’osservazione della volta celeste. Così s’incomincia a spiegare qualcosa che costituì per vari decenni un vero e proprio rompicapo. È interessante notare che lenti analoghe sono state trovate anche nell’Irak e nell’Australia centrale. Ed esse possono venir oggi ottenute soltanto con un abrasivo speciale, a base d’ossido di cerio. Da ciò scaturisce una straordinaria domanda: gli Egizi conoscevano l’elettricità? Infatti lʹossido di cerio si produce con un processo elettrochimico, ed è assolutamente impossibile isolarlo senza disporre d’energia elettrica”.[18] Già ammettere l’esistenza di “telescopi” e “microscopi” in un passato molto prossimo alla preistoria potrebbe rivoluzionare il nostro modo di porci rispetto alle epoche precedenti, non parliamo poi della possibilità che la corrente elettrica e le sue applicazioni fossero già retaggio tecnico di antiche civiltà. E guarda caso esistono dei reperti anche in questo campo, in grado di porci in uno stato di dubbio in merito a come la conoscenza e l’uso della corrente elettrica potesse essere una realtà solida in ere precedenti alla nostra. Anche qui passiamo alla concretezza facendo riferimento a due ritrovamenti sensazionali quali le cosiddette “lampade di Dendera” e la “Pile di Baghdad”. Dendera è una località egiziana conosciuta anche e soprattutto per il magnifico tempio della dea Hator. L’edificio è collocato in un sito archeologico molto ben conservato, delimitato da un muretto costruito con mattoni a secco e comprendente anche una necropoli, una mastaba, cioè una costruzione a forma di piramide con la punta tronca, e altri fabbricati di origine greca e romana, testimonianza questi ultimi, del passaggio di testimone tra le varie civiltà susseguitesi nella dominazione di questi territori.[19] Ma il tempio di Hator è diventato celeberrimo tra gli studiosi “eretici” poiché in una sala sotterranea si trova un bassorilievo enigmatico dove dei sacerdoti sorreggono delle “ampolle” contenenti due “serpenti” e le prime sono sorrette dallo “zed” cioè quella specie di “torretta” fatta di “tavolette” sovrapposte.(Fig. 2) Prendiamo ora un passo da “Scoperte archeologiche non autorizzate” dello scrittore Marco Pizzuti: “L’ingegnere svedese Henry Kjellson, nel suo libro “Forvunen Teknik” (“Tecnologia Scomparsa”) fece notare agli egittologi che nei geroglifici di Dendera gli strani “serpenti”[…] sono descritti inequivocabilmente come “serf”, termine egizio che significa appunto “illuminare”.”[20]

Fig. 2 Bassorilievo  all’interno del Tempio di Hator a Dendera raffigurante le famose “Lampade”[21]
Ho preso l’immagine deliberatamente da un sito con idee in antitesi al nostro modo di ragionare per manifestare uno spirito imparziale. Consiglio di dare uno sguardo. Bisogna però ammettere che gli antichi, specialmente nell’arte, usavano simboli e la potenza del simbolo, lo sappiamo bene, è quella di racchiudere molti significati a seconda del grado di elevazione spirituale di chi osserva. Comunque l’interpretazione delle “lampade” da noi esposta potrebbe essere sbagliata ma reperti ce ne sono moltissimi altri, negare tutto sistematicamente sarebbe a nostro avviso un’ipocrisia.

Difficile allora non pensare al geroglifico come alla raffigurazione di due lampade, e allo zed come ad un isolatore o un condensatore, dove la rappresentazione a “listelle” potrebbe essere voluta proprio per identificare gli strati di conduttori e isolanti sovrapposti, o alla sezione di una pila voltaica. Da notare che una struttura detta sempre “zed” è situata sopra la camera del re nella Grande Piramide, si può vedere bene nella vista in sezione(Fig. 3). D’altronde risulterebbe scontata anche una nostra eventuale risposta alla domanda se gli antichi conoscessero il concetto di pila voltaica visto che ora parliamo appunto di “pile di Baghdad”. La “pila” o “batteria di Baghdad(Fig.4) è un manufatto appartenente alla collezione del Museo nazionale iracheno, il quale per caratteristiche costruttive, sembra far pensare a un congegno in grado di erogare energia elettrica. Esso consiste appunto in “una giara di terracotta di circa 13 cm di altezza contenente un cilindro di rame, ottenuto arrotolando un sottile foglio dello stesso materiale, il quale a sua volta conteneva una singola barra di ferro, la quale era isolata dal cilindro tramite un tappo di asfalto. Il cilindro non era a tenuta stagna, e questo permetteva alla soluzione elettrolita di giungere a contatto con la barra di ferro. Il livello di corrosione dei componenti interni ha portato alcuni studiosi a supporre che come soluzione elettrolitica si sia potuto utilizzare aceto, succo di limone o succo d’uva.”[22] Lo scopritore, un certo Wilhelm König, il quale lavorava appunto nel suddetto museo, arrivò alla conclusione che si trattasse di una cella galvanica proprio perché aveva notato alcuni oggetti in argento con una leggera patina in oro, finitura ottenibile solo con il procedimento elettrochimico di passivazione realizzabile solo attraverso l’uso della corrente elettrica.[23] A questo punto vale la pena di mostrare anche la famosa riproduzione presente al Mystery Park in Svizzera di una lampada di Dendera funzionante, collegata a tre batterie di Baghdad.(Fig. 5)

Fig. 3 Sezione della Grande Piramide con in vista la struttura sopra la camera del re denominata “zed”. Ufficialmente viene spiegato come un buon artificio architettonico a sostegno della spinta alla quale viene sottoposto il locale vuoto sottostante a causa dell’enorme peso della sommità della costruzione[24]
Fig. 4 Batteria di Baghdad[25]
Fig. 5 Circuito funzionante composto da una lampada di Dendera e tre pile di Baghdad [26]

Un passato diverso

In questa sede non possiamo analizzare tutte le anomalie archeologiche e storiche di cui sono pieni zeppi i libri, tralasceremo le costruzioni “ciclopiche” dell’antichità di cui il mondo è pieno come le piramidi americane, le piramidi egizie, delle quali peraltro sarebbe nostra intenzione preparare un articolo totalmente dedicato a esse in futuro, i grandi obelischi, mura gigantesche, enormi strutture megalitiche  sottomarine ritrovate in tutti i mari del mondo; non abbiamo abbastanza tempo per trattare delle linee di Nazca, enormi disegni sul terreno visibili solo dall’alto e scoperti dall’uomo grazie all’aeroplano, o dei “Vimana”, antiche macchine volanti descritte nel Mahābhārata, testo indù di cui abbiamo trattato all’inizio del presente articolo; non disponiamo dello spazio sufficiente in questa rubrica, per parlare delle strane armi degli dei scandinavi come il martello di Thor che emana fulmini alla stregua di Zeus e di Indra etc. Non analizzeremo nemmeno le caratteristiche dell’Arca dell’Alleanza o del tempio di re Salomone, o il Genesi o il Diluvio di cui ogni cultura sembra serbare l’ancestrale ricordo, tanto per far capire come a nostro avviso materiale per riflettere ce ne sia di gran lunga. Tuttavia chiuderemo la nostra esposizione di reperti “controversi” e di documenti storici alquanto “ambigui” prendendo un piccolo passo da un libro di un autore diventato famoso recentemente per aver tradotto in modo non convenzionale alcuni passi della Bibbia. Lo studioso in questione è Mauro Biglino, il quale è esperto di lingue semitiche antiche e ha eseguito delle traduzioni per le Edizioni Paoline, accorgendosi però di come alcuni passi dell’Antico Testamento vengano palesemente riproposti in modo impreciso. Analizziamo per esempio il seguente aspetto delle “apparizioni” di Yahweh a Mosè ed al suo popolo: egli compare spesso nella sua “Gloria” oppure arriva con la sua “Gloria”. Biglino afferma in pratica che questo attributo viene identificato con i seguenti tre termini nella Bibbia:

1.[kavod]

2.[ruach]

3.[rachev, merkavah]

Per comodità non riportiamo i vocaboli scritti nell’originale alfabeto ebraico ma solamente la traslitterazione, tuttavia il significato tradizionalmente attribuito a questi termini è più o meno il seguente:

kavod=peso, massa, forza, gloria, onore

ruach=vento, soffio, respiro, spirito

rachev, merkavah=carro, propriamente mezzo per il trasporto di uomini e merci

“Gloria” è solo uno dei significati e oltretutto la lingua ebraica probabilmente deriva dal sumero, anche Abramo forse era di origini sumere[27], e l’autore fa notare che nel passaggio da una lingua antica ad una più evoluta, termini che indicavano qualcosa di determinato, concreto, tendono poi ad assumere significato più astratto, più figurato ed esteso[28], in pratica così si esprime Biglino al termine della disquisizione sul significato dei precedenti termini:

“Riassumendo…

In sintesi possiamo dire che i termini esaminati [kavod], [ruach] e [merkavah], ci forniscono un’informazione che nel suo complesso identifica un non meglio identificato mezzo(R.I.V., Res Inexplicata Volans) che:

è massiccio e pesante (glorioso?);

viaggia nell’aria come una sorta di vento;

viene utilizzato per il trasporto.[29]

La traduzione sembra forzata, tuttavia il concetto di oggetto volante non è inventato da Biglino, infatti ad esempio egli cita, per interpretare a fondo il significato di ruach, l’autore Chistian o’Brien, il quale suggerisce la possibilità secondo la quale il vocabolo derivi da un concetto di origine sumero-accadica, reso con il fonema “RUA” oppure “RU” + “A” indicante un “oggetto con forma precisa e definita” + “massa d’acqua” sopra la quale l’oggetto si trova sospeso; e come se non bastasse, nel “Lexicon recentis latinitatis”, dizionario di lingua latina pubblicato dalla Libreria editrice Vaticana, esiste l’acronimo R.I.V. cioè “Res Inexplicata Volans” al quale si ricorre in casi come questo.[30] Insomma infine dire che Dio arriva con la sua Gloria non suona molto bene in effetti, ma dire che Piero arriva con la sua Audi oppure Mario è nella sua Mercedes fa tutta un’altra impressione… Ovviamente siamo liberi di pensare a tutto questo come ad una assurdità, ma dobbiamo esserne veramente convinti, ad un livello tale da negare a noi stessi qualsiasi forma di comune buon senso, poiché se anche un solo elemento di quelli mostrati qui a favore dell’esistenza di un passato diverso, forse anche più evoluto dal punto di vista tecnico/scientifico rispetto ai nostri giorni, dove erano conosciuti e utilizzati ritrovati tecnologici ritenuti “impossibili” fin ora dall’archeologia e dalla storia ufficiale, allora sorgerebbe immediatamente l’esigenza di rivedere gran parte del sapere umano. Soprattutto cadrebbero molti sistemi e istituzioni che hanno costruito il loro potere sul nulla, su una falsa interpretazione del passato e continuano ad esercitare il loro influsso con l’inganno.

Conclusione

Alla fine, indipendentemente dal fatto che accettiamo o meno l’eventualità dell’esistenza di tecnologie avanzate nel passato ed in questo modo spiegare con la logica e la scienza tutti quei miti e tradizioni in grado di meravigliare da sempre l’uomo e di incutergli grande timore nonché di aver permesso la nascita di grandi organizzazioni religiose e filosofiche in grado di perpetrare il loro influsso e il loro potere per secoli, millenni, desidero rispondere al quesito posto all’inizio dell’articolo: perché ci rifiutiamo di ammettere anche minimamente la possibilità che siano esistite tecnologie avanzate nell’antichità e la razza umana sia molto più “vecchia” di come descritto dall’ortodossia accademica?

Scusate ma devo fare un’altra piccola premessa. Chi redige questo scritto, ha dovuto mettersi molte volte in discussione, pensava spesso di aver ragione, era talvolta arrogante in quello che credeva la sua sapienza, ma ha dovuto farsi piccolo piccolo e impegnarsi ad essere umile per poter abbracciare la Conoscenza.

Allo stesso modo non è facile accogliere un punto di vista del tutto estraneo a quelli quotidianamente indotti da tutte le fonti di informazione come le istituzioni scolastiche, i media o la religione, perciò l’argomento che porto per rispondere alla domanda, oltre a toccare profondamente la nostra sensibilità personale può richiedere un processo interiore per la corretta comprensione.

Veniamo ora al dunque: la mia proposta è che non riusciamo ad accettare attualmente un passato diverso non perché non sia del tutto logico ma per problemi culturali. L’antropologo statunitense Marvin Harris ritiene non sufficiente la sola selezione naturale per spiegare il modo in cui l’uomo ha cominciato ad aggregarsi e vivere in comunità e a provare l’origine delle usanze e tradizioni e introduce il concetto di selezione culturale. In altre parole, ammesso che la razza umana sia discesa dalle scimmie, la selezione naturale potrebbe sì essere responsabile, parlando ad esempio del fatto di esser scesi dagli alberi per aver prediletto il cibo disponibile “a terra” rispetto a quello arboreo, di aver preservato gli individui con piedi più simili a quelli dell’uomo attuale rispetto alle quasi “mani” degli arti inferiori dei primati, favorendone perciò la sopravvivenza di tali individui; tuttavia il perpetrare di certi comportamenti sarebbe indotto da un “addestramento”, un “imprinting” fornito dall’intero gruppo dove l’individuo vive e si evolve. Harris così ce lo spiega: “La selezione culturale è l’ancella della natura umana: il suo compito è preservare e propagare i comportamenti e pensieri che meglio soddisfano le esigenze e le potenzialità biologiche e psicologiche degli individui all’interno di un determinato gruppo o sottogruppo.”[31] Faccio un esempio estremo, sempre tratto da questo autore, per spiegare meglio la cosa. Normalmente si ritenere l’aggressività una connotazione prettamente relativa agli individui di sesso maschile. Parimenti si ritiene connaturata una certa effeminatezza alle manifestazioni di omosessualità maschile. Chiaramente queste due tendenze sono da ritenersi in totale contraddizione. Ora se non fossero solo percezioni di tipo “culturale” a creare queste convinzioni, non si spiegherebbe l’esistenza da sempre di caste guerriere, oltretutto molto temute in antichità come adesso, nelle quali non solo l’omosessualità era tollerata, ma addirittura approvata o esaltata e non perché si trattasse di società regredite o “barbare”. Si pensi all’amore greco: ad esempio Achille, dopo un lungo periodo di ritiro nel suo alloggio da campo per protesta ritenendo di non essere stato sufficientemente ricompensato, decise finalmente di riprendere le armi perché gli ammazzarono il suo giovane compagno, cambiando così le sorti del conflitto. I Sambia, una popolazione molto belligerante della Papua-Nuova Guinea, hanno l’usanza di spingere i ragazzini ad addestrarsi con i guerrieri adulti, e durante queste pratiche, vengono incoraggiati a concedersi ai loro maestri e ad inghiottire addirittura il seme durante fellatio perchè in questo modo ne assorbirebbero la forza e il valore in battaglia.[32] Quindi secondo Harris, queste credenze potrebbero essere spiegate solo con l’esigenza di promuovere l’omosessualità per “controllare” le nascite da un lato, ed evitare crimini o disordini dovuti a comportamenti provocati dalla repressione delle pulsioni sessuali dall’altro. Alla luce di questo, l’omosessualità e la pedofilia sono ritenute pratiche deviate o immonde solo da un punto di vista culturale. Chi scrive ovviamente non è del tutto d’accordo, nel senso che l’unione sessuale tra persone dello stesso sesso non ha niente di innaturale, purché sia, vi prego di non fraintendere, un rapporto “pulito” dal punto di vista psicologico, cioè non frutto di perversione o estorto con l’inganno, mentre per quanto riguarda la pedofilia, noi siamo tentati di aggiungere un altro tassello importantissimo all’antropologia: la componente spirituale. In altri termini, il bambino non è spiritualmente “pronto” all’atto sessuale. L’antropologo statunitense a nostro avviso è ancora radicato in questa visione troppo “materialista”, obsoleta, ancora attaccata a quel pensiero ottocentesco che si sviluppò sulle idee di Darwin e Malthus, e che purtroppo permea ancora la nostra cultura contemporanea e ci fa rigettare a priori, oltre all’omosessualità, anche tutto quanto si è detto appunto in questo articolo in merito all’età della civiltà umana, della quale in un prossimo intervento futuro vorremmo tentare di dimostrarne la grande estensione in termini di tempo, e dell’esistenza di tecnologie nel passato, peraltro senza ricorrere all’intervento extraterrestre. Un ultima cosa: antropologi, avete fatto un gran sforzo con la selezione culturale, sarebbe auspicabile un altro piccolo passettino oltre la pura parte materiale: la componente spirituale appunto.

“Sapevamo che il mondo non sarebbe stato più lo stesso. Alcuni risero, altri piansero, i più rimasero in silenzio. Mi ricordai del verso delle scritture Indù, il Baghavad-Gita. Vishnu tenta di convincere il Principe che dovrebbe compiere il suo dovere e per impressionarlo assume la sua forma dalle molteplici braccia e dice, <<Adesso sono diventato Morte, il distruttore dei mondi>>. Suppongo lo pensammo tutti, in un modo o nell’altro.”[33]

Robert Oppenheimer, dopo il test di Trinity, luglio 1945, prima di Hiroshima e Nagasaki
[1] “La Bhagavad Gītā così com’è” - Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupāda - Edizioni Bhaktivedanta, 1980
[2] Ibidem
[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Puntate_di_Enigmi_alieni
[4] “Enigmi dal passato” - Erich von Däniken - Titolo originale: “Meine Welt in Bildern” Copyright Ⓒ 1973 by Econ Verlang GmbH., Düsseldorf und Wien. Traduzione dal tedesco di Ettore Zelioli. SugarCo Edizioni S.r.l., viale Tunisia 41, Milano, Italia - Pag. 40
[5] Ibidem - Pagg. 40-41
[6]  Ibidem - Pag. 41
[7] “La linea di sangue del Santo Graal” - Laurence Gardner -Titolo originale: Bloodline of the Holy Graal - Ⓒ Chevalier Labhràn, 1996 - Traduzione di Maria Eugenia Morin - Ⓒ Newton Compton editore S.r.l. 2014 -  Pag. 58
[8] Ibidem
[9] Ibidem - Pag. 331
[10] Ibidem - Pag. 58
[11] https://it.wikipedia.org/wiki/Zecharia_Sitchin
[12] L’altra Genesi - Zecharia Sitchin - Ⓒ 2006 Edizioni Piemme S.p.a.
[13] Ibidem - Pag. 24 per la trattazione del cilindro sumero VA/243, pag. 76 per le ipotesi sull’osservazione solare.
[14] https://immagineperduta.it/sigillo-sumero-va243/
[15] http://solphylab.liceistefanini.it/ilsole.html
[16] https://it.wikipedia.org/wiki/Plutone_(astronomia)
[17] Terra senza tempo - Peter Kolosimo - Ottobre 1965 Sugar Editore, Galleria del Corso 4, Milano, Italy - Pag. 109
[18] Terra senza tempo - Peter Kolosimo - Ottobre 1965 Sugar Editore, Galleria del Corso 4, Milano, Italy - Pag. 111
[19] https://it.wikipedia.org/wiki/Tempio_di_Dendera
[20] “Scoperte archeologiche non autorizzate” - Marco Pizzuti - Edizioni il punto d’incontro 2010 - Pag. 157
[21] https://djedmedu.wordpress.com/2016/04/21/bufale-eggizie-le-lampade-di-dendera/
[22] https://it.wikipedia.org/wiki/Batteria_di_Baghdad
[23] Ibidem
[24] http://inviati.altervista.org/Inviati_speciali/PARABOLA_PIRAMIDE.htm
[25] http://mindalert2013.blogspot.com/2015/04/le-batterie-di-baghdad.html
[26] https://djedmedu.wordpress.com/2016/04/21/bufale-eggizie-le-lampade-di-dendera/
[27] Il Pianeta degli Dei - Zecharia Sitchin - Ⓒ 1998 Edizioni Piemme S.p.a. Milano - Pag. 28
[28] “Non c’è creazione nella Bibbia” - Mauro Biglino - 2012 UNO Edizioni - Pag. 31
[29] Ibidem - Pag. 38
[30] Ibidem - Pag. 36
[31] “La nostra specie” - Marvin Harris - 1991 RCS Rizzolo Libri S.p.a., Milano - Pag. 102
[32] “La nostra specie” - Marvin Harris - 1991 RCS Rizzolo Libri S.p.a., Milano - Pag. 182
[33] https://aforisticamente.com/2017/04/19/frasi-citazioni-aforismi-su-bomba-atomica-e-nucleare/

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